Seconda vittoria in Serie A: 101-89 contro Fabriano (11 Ottobre 1987), la prima trasmessa in TV….

 

11 Ottobre 1987-ore 17.30-Palasport Firenze:

Maltinti: Paleari 2, Biaggi 18, Biffi ne, Mazzoni ne, Della Rosa 3, Giorgi 21, Daviddi 10 (più 10 rimbalzi), Giunti ne, Douglas 10 (più 15 rimbalzi), Bryant 37  (9 falli subiti). Coach: Piernicola Salerni.

Alno: Benevelli, Francescatto 10, Boni A. 10, Sala 6; Servadio 19, Romano 13, Angrisani ne, Gattoni ne, Marcel 23, Israel 8. Coach: Giorgio Montano.

Commento 1: Seconda vittoria in Serie A, ma la prima conservata negli archivi. Infatti il successo contro Mestre di 15 giorni prima, con canestro di Bryant a fil di sirena, non fu trasmesso in tv. Il motivo? I Redskins contestavano l’attuale TVL (ritenuta filo-montecatinese) ed, al posto dello striscione, ne esposero uno enorme, col seguente testo: TVL MUTANDE DEL PANATI. L’emittente decise quindi non trasmettere l’incontro per non immortalare tutto il tempo lo striscione galeotto!!

Commento 2: Era un altro basket, certo meno fisico rispetto ad oggi. Ma restiamo dell’idea che la Pistoia di quest’anno becca 30 punti da entrambe queste squadre. D’altronde, come ha scritto un “giornalaio” pistoiese, noi siamo rimasti fermi a Daviddi….

Quando il Cofax stese Udine!

“Quando il gioco si fa duro, il sesto uomo conta. Più della malasorte, degli episodi contrari o di qualsiasi congiura arbitrale. Sei cazzottoni di fila, come quelli rimediati dalla Tuscany nell’ultimo mese di Legadue, metterebbero ko anche il più combattivo dei pugili. Ma c’è ancora una carta che può e deve essere giocata: il cuore. Pistoia e i suoi tifosi lo hanno sempre dimostrato, lo sa bene Maltinti che ne ha sempre dispensate dosi massicce trascinando l’ambiente cestistico a mettere in scena veri e propri miracoli collettivi.  Scherzo diabolico del destino: l’impasse del Pistoia Basket di oggi sembra essere la fotocopia esatta del momento-no che 24 anni fa vide protagonista la sua gloriosa antenata. Quell’Olimpia targata Maltinti che in estate era andata a piantare il vessillo pistoiese in una scalcinata palestra brianzola e che due mesi dopo si ritrovava catapultata nel bel mezzo del palcoscenico della Serie A. Il PalaFermi era ancora un progetto, pochi mesi dopo qualche tonnellata di tubi e cemento scaricati a Sant’Agostino.  La stagione 87/88 fu quindi un inevitabile e continuo pellegrinaggio Pistoia-Firenze Campo di Marte, ogni gara interna un treno speciale, per essere sistemati dentro un colosso mono-tribuna (l’odierno Mandela Forum) in stile Salonicco ma dispersivo come il Sahara.  In una rosa pressoché immutata (unici partenti Bucciol e Capone), la dirigenza andò a inserire la classe di Joe Bryant e il mestiere di Leon Douglas. Il babbo di Kobe faceva canestro da tutte le parti, il Leone masticava avversari come noccioline con la collaborazione di uno che quanto a grinta e cuore (non ce ne vogliano gli altri che gli sono succeduti nella storia dei record biancorossi) resta sempre in cima alla classifica: il capitano Andrea Daviddi.  Il campionato partì malino con le sconfitte di Reggio Calabria e Pescara, ma in casa non ce n’era per nessuno e per stupire ancora di più Giorgi e compagni andarono a far male in piazze storiche come Forlì e Gorizia.  L’Olimpia Maltinti di coach Nicola Salerni si guadagnò le prime pagine della carta patinata (la Bibbia? Superbasket di Aldo Giordani), tutto andava a meraviglia finché non arrivò il derby in casa a incrinare il giocattolino: Niccolai sperimentò per la prima volta l’aeroplano, da quel meno 11 iniziarono le sconfitte. La serie fu appena più lieve di quella odierna per la vittoria di Porto San Giorgio (i tifosi più terribili del basket italiano: ai primi di marzo in canotta e zoccoli!) ma la sostanza era la stessa: caduta libera.  Lo spartiacque fu la partita interna contro Udine. Allora come oggi, Pistoia nel suo momento più nero trovava di fronte a sé i friulani. Il 30 dicembre 1987, la Fantoni del leggendario coach ungherese Lajos Toth (negli anni settanta aveva portato la Libertas Asti dalla D alla A) si presentò a Firenze per fare man bassa. In settimana il Bar Cofax era stato teatro di febbrili trattative tra i Redskins e la società.  Oggetto del contendere, lo spostamento dei tifosi dalla tradizionale sistemazione sul tribunone al parterre situato dietro le panchine, un tunnel angusto situato sotto ad una serie di inguardabili terrazze.  «Dobbiamo fare qualcosa, i ragazzi hanno bisogno di noi». Con il benestare dell’Olimpia, alla palla a due spuntarono dal nulla un centinaio di folli (in realtà stiamo parlando anche di futuri uomini politici, commercialisti, stimati dirigenti d’azienda e pure allenatori in incognito…) con gli occhi iniettati di… sangue e armati di trombette, palette di laminato alle mani capaci di emettere un rumore fastidiosissimo, clacson di camion, megafoni e qualsiasi altro materiale potesse recare disturbo ai malcapitati avversari.  In cento e passa, a pochi centimetri dall panchina di Udine, con il fiato sul collo a Solfrini e compagnia. Storditi, per tutta la gara. Nessuno fu sfiorato nemmeno per sbaglio, ma il potenziale di decibel messo a punto da quei cento intrepidi costrinse Toth, in chiaro stato confusionale, a tenere i minuti di sospensione in mezzo al campo e a perdere la voce per farsi sentire dai suoi. Un giovane Beppe Valerio, riserva in quella Fantoni, guardava attonito quello che in pochi palazzetti di A succedeva. La supremazia tecnica dei friulani fu azzerata, il palasport capì l’antifona e la bolgia portò Pistoia dritta dritta ai supplementari. Sergio Biaggi (ex Gorizia) fece 18, Bryant 41 (!).  Nel supplementare, con cinque giocatori fuori per falli (tre per Pistoia e due per Udine, una battaglia), Toth sbagliò un paio di cambi decisivi, Pistoia chiuse a +3 e da quel giorno ricominciò a vincere, con in mezzo (purtroppo) l’esonero di Nicola Salerni. Poi arrivarono la vendetta nel derby di Lucca, la salvezza tranquilla e tutto il resto di cui il PalaFermi, una volta completato, è stato testimone.  Attenzione: certe cose si potevano fare 24 anni fa, anzi non si poteva neanche allora, ma si fecero… La società si vide recapitare multe pesantissime e l’esperimento anche per questo si esaurì nel giro di due settimane, ma servì alla causa. Oggi tutto questo è improponibile, ma ci sono mille altri modi per farsi sentire e provare a spingere tutti insieme il pallone dentro a quella benedetta retina. Della serie “tifa responsabile, ma fai sentire che ci sei”. Come facevano quelli del Cofax che 20, 25 anni dopo sono ancora nella memoria di chiunque abbia giocato con la canottiera della Maltinti e dell’Olimpia”.  

Giacomo Carobbi, 5/2/2011

 

(N.B. Rispolverare il pezzo del fondatore di questo blog, uscito sul quotidiano “Il Tirreno”, è stato un vero piacere… Giacomo (che era nella bolgia con tutti noi) ha ragione: nessuno di loro fu toccato, ma le offese (unite a gargarismi vari) furono inenarrabili. Il povero Lajos Toth beccò una sequenza a raffica (ad un metro da lui) da uno dei nostri “Pavarotti” del tifo, da spettinarlo dagli urli: “Magiaro!”, “Zingaro!”, “Brrrriiiaaaooo!” “Botte di Merda!” ed altre da vergognarsi a raccontarle)….

 Pazzi…. Eravamo davvero dei pazzi!!!!

Tabellino di quella storica gara: MALTINTI PISTOIA-FANTONI UDINE 96-93 al supplementare – Mercoledì 30 Dicembre 1987 – ore 20.30 – Palasport Firenze

Maltinti: Paleari 3, Biaggi 18, Biffi ne, Mazzoni ne, Della Rosa 1, Giorgi 13, Daviddi 4, Giunti 2, Douglas 14 (più 16 rimbalzi), Bryant 41. Coach: Piernicola Salerni.

Fantoni Udine: Seebold 2, Solfrini 22, Bettarini 22, Valerio, Milani 20, Fragiacomo, Salerni, Maran, Nakic 11, McDowell 16. Coach: Lajos Toth (il nostro martire)

 

 

Altro mito del Cofax anni ’90: Luca Dei. Pugno proibito….

Luca Dei, altro protagonista del Cofax anni ’90. Con molti soprannomi: da “Holer Togni” (sembra causa cappottamento sull’Arca, roba da stuntman) a “Scarface” (volo in moto a tornare dal “Panda”, con escoriazioni al viso); da “Rui Barros” (dicevano assomigliasse al portoghese della Juve) a “Monzon”, pugno proibito come il pugile argentino, campione mondiale dei Pesi Medi negli anni ’70!! Un mito!!

Il ricordo struggente del Bar Cofax….

Il ricordo del Bar Cofax nelle parole di quattro “Cofaxiani” doc:

“Sono passati tanti anni/ da quella splendida stagione/ che ci ha visto spensierati/ divertirci insieme con piccole e grandi cose./ Anni formidabili nei quali ogni giorno/ c’era un’avventura nuova ed emozionante da vivere,/ con la voglia di ridere e di sentirsi un gruppo/ felici ed orgogliosi di farne parte./ Le feste, le mode, la musica, i modi di dire/ rimarranno sempre nel cuore/ e ogni volta che ci penso sorrido,/ contento per esserci stato,/ cercando di trattenere nell’animo/ lo spirito di quegli anni./ 1985 per sempre”. (Filippo “Anchise” Agostini, 4/6/2008)

“Eravamo noi quelli lì… Quante volte abbiamo visto scene in un film dove il primo pensiero è stato “Ah, quanto vorrei aver vissuto quei tempi!”… Ecco, noi siamo quelli lì, siamo gli eroi di quel tempo!” (Alessandro “Cicchi” Taddei, 21/2/2021)

“Adesso quante stronzate dobbiamo sopportare! Noi che bastava un “calzoncino” caldo ed era festa, noi che al bar imparavamo a vivere ed il “Bar” lo apriamo ogni giorno dentro di noi!…… Ah certo, il Cofax non era un bar ne’ una pasticceria: era casa nostra!” (Alessandro “Caifa” Gargini, 10/11/2009 e 20/2/2021)

“W chi andava al Cofax… Solo chi ha avuto la fortuna e l’onore di poter vivere quegli anni conosce il significato della parola “Cofax”. Quando si dice “io andavo al Cofax”, per chi lo ha vissuto giorno dopo giorno, è un tuffo al cuore, una parte di vita indelebile e piena soltanto di bello. Nel cuore di chi ha frequentato il bar nel periodo magico, Cofax è una parola che va oltre le conoscenze, oltre le amicizie, è un simbolo che rimarrà nella nostra vita, come uno stemma stampato sul cuore. C’è una cosa che però mi dispiace in tutto ciò: pensare a chi non ha mai vissuto il Cofax!” (Ubaldo “Uby” Forzoni, 11/3/2010)

Terzetto doc del Cofax da anni ruggenti: “Il Maestro”, “Sampei” e “Il Pomo”!

Grande terzetto da Cofax (gruppo Petrocchi) degli anni ruggenti: da sinistra Maurizio Ferretti, il mitico “Maestro”, Patrizio “Sampei” Breschi, anche fantino della Giostra dell’Orso ed Alessandro Caselli (“Il Pomo”), storico ideatore assieme al “Maestro” della Biciclettata della Salute, Direttore di Corsa nella 2^ edizione 1992, purtroppo scomparso tragicamente nel 2016 durante un’escursione a Porta Franca. Tutti noi lo ricordiamo con affetto e simpatia!

Dieci cose da ricordare sul tifo del Cofax….

1) L’Olimpia Basket è la squadra di Pistoia, ma principalmente la squadra del Bar Cofax. Non scordatevelo. I nostri colori sono biancorossi e l’Auditorium sarà sempre il nostro campo nei secoli dei secoli (a proposito, cosa aspettano a ristrutturarlo ed intitolarlo a Roberto Maltinti?);

2) Il tifo alla squadra non deve mai mancare, ma anche la pressione psicologica su arbitri ed avversari. Altrimenti che ci stiamo a fare? Tutto serve per spuntarla e noi, quando si perde, ci mangiamo il fegato dalla rabbia. E di fegato se n’ha uno solo…;

3) Il giornalino della partita lo scriviamo, lo fotocopiamo e lo spilliamo in proprio, per evitare di dover leggere quello che altri (che non la pensano come noi) scriverebbero al nostro posto..:

4) La società va sostenuta, ma anche criticata ed il confronto deve essere senza tregua e senza concessioni. I tifosi “mutanda della società” non ci garbano per nulla….Mai mollare le costole dei dirigenti. Se poi qualcuno di loro ha i granchi nelle tasche e non vuole frugarsi, peggio per lui: qualche infamata la becca matematica;

5) La Campagnola Bella” (da “Reginella Campagnola”, canzone abruzzese-molisana, rielaborata a Livorno), “Signora Niccolai” (da “Mamma non mi mandar fuori la sera” o “Margheritè”, canto senese), “Le ragazze di Montecatini”, “Masini, Masini, Masini” (rielaborate da Luca Gandolfi detto “Il Moro”) ed il “billo” volante sono roba che dà lustro al nostro curriculum di tifosi… Ah, con noi il “giochetto” per tagliarci fuori dai biglietti dei derby non ha mai funzionato…;

6) I nostri capi carismatici sono Roberto Maltinti e Giorgio “Cofax”; Sgarano è il presidente “buono” (forse…), Salvatore rappresenta la società, il Mucci è il ras della fossa, “SuperGiunti” Tuci e Leandro “Ciuffo” i tamburini e tutto il bar (tranne un minuscolo gruppetto di gufacci) ci sostiene, ognuno con la sua mansione, da scrivere sul giornalino per finire agli “scaragli” allo Zabov (!!)… Quanto a Daviddi non avremo altro capitano all’infuori di lui…;

7) I senesi sono e saranno sempre nostri amici fraterni, i montecatinesi (cui “Marione” diceva sempre: “Siete Provincia!”) sempre e comunque i nostri avversari. Tra i tifosi più detestati “Il Ciccione”, “Fritz”, lo Stefani (detto anche “Alza la mano!”), le cantanti del “Difesa, difesa” e quello che disse in TV che i pistoiesi erano a Viareggio ed i montecatinesi alle Maldive (o alle Hawaii, chi se lo ricorda?). I 5 giocatori più fischiati Ranuzzi, Niccolai, Marioboni (in testa con ampio margine), Colantoni e Carraria, con Gino Natali dirigente;

8) Zeppilli di Roseto e Grotti di Pineto i due arbitri che ci sono stati più sul gozzo. Si vocifera abbiano dovuto subire fior di telefonate a casa nel cuor della notte…:

9) I giornalisti di Montecatini sono anche tifosi e quindi li invidiamo, i nostri invece vogliono fare i neutrali. E ci indispettiscono! E poi ci sono quelli che pontificavano “il basket non è uno sport perché si gioca con le mani” ed ora fanno gli intenditori saccenti, ma non sanno distinguere un pick and roll da un fish and chips…;

10) Per concludere: il basket di oggi? “Come lo intendiamo noi è agonizzante. Fine della riconoscenza, fine dei ricordi, album pieni di fotografie senza contorni. Il basket invece è il cuore, la passione, il sudore, gli amici, la musica, un’immagine, un rimpianto, il basket è una scusa… Molto dopo viene la retìna che fa ciuff” (Ernesto Sgarano)