7 Novembre 2009...10:16

C’è ancora il bar?

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Vi proponiamo un articolo di Ilvo Diamanti pubblicato su Repubblica.it che riprende tante chiaccherate fatte col Raba e che potrebbe fornire qualche spunto di discussione. Chi vuole, si faccia avanti: il bar è aperto.

Il bar dei giovani senza fissa dimora

Un’amica che insegna ad Architettura mi ha interpellato, giorni fa, per sottopormi un problema. Nelle ore dedicate a Laboratorio, come ogni anno, ha proposto agli studenti un esercizio di progettazione. In questo caso: un bar. Da organizzare, negli spazi e negli arredi, secondo gli stili di vita e di consumo della loro generazione. Ha incontrato subito imbarazzo, più che perplessità. Come di fronte a un’ipotesi improbabile. Chessò: organizzare un torneo di calcio per i ragazzi del quartiere in un cortile. Quasi che i cortili esistessero ancora. Oppure, servissero a stare insieme, giocare, parlare, incontrare altre persone. Naturalmente non è così. I cortili servono ormai da parcheggi. La gente vi si ferma solo per transitare verso l’ingresso del condominio. Per rientrare a casa il più presto possibile. Quando si incontra un’altra persona perlopiù ci si limita a un saluto frettoloso. Buongiornobuonaseracomeva? Poi ciascuno per la propria strada. Tanto non si conoscono.

Così i bar. Non sono più quelli di una volta. Dove si passava il tempo – dentro – a parlare, giocare, bere, fumare. Guardare la tivù. Intorno ai tavoli, al biliardo. I bar come riferimento sociale e territoriale, a cui si affidava la propria identità. Perché a ogni bar corrispondevano un gruppo oppure molti gruppi caratterizzati da comuni modelli di valore oppure da comuni gusti – in fatto di musica, motori, calcio. Ma anche da comuni orientamenti politici e ideologici.

Quei bar non ci sono più. Perché, anzitutto, i giovani non hanno più “un” bar di riferimento. Perché non hanno più uno specifico modello culturale, di consumo oppure politico che li definisca. Perché non hanno più una sola compagnia con cui trascorrere il tempo. Perché non hanno una identità con un solo centro e una sola cerchia sociale di riferimento. I giovani – e soprattutto i più giovani – hanno, perlopiù, piccoli gruppi amicali, di poche persone. Spesso non esclusivi. Nel senso che frequentano persone diverse.

Appartengono a gruppi diversi. Per cui non ha senso fermarsi in un bar, ma neppure in un luogo specifico. Ne visitano, invece, molti dove incontrano persone e gruppi diversi. Per cui lo spazio dei bar è molto spesso rivolto all’esterno, più che all’interno. Un bancone, gli amplificatori che sparano musica, tavolini e sedie fuori, sui marciapiedi o sulla piazza. Ma in molti casi i giovani restano in piedi. A bere, chiacchierare, ridere, mangiar qualcosa. Poi si spostano altrove. Sempre in piccoli gruppi oppure da soli. A casa di qualcuno oppure al cinema. O in un altro bar, dove incontrano altri gruppi di giovani. Poi, dipende dagli orari. Dai giorni. Se è festa o vigilia di festa. Se è mattino, pomeriggio, notte. Sono luoghi di passaggio, i bar. Non centri di aggregazione e di socialità. Stazioni disposte lungo itinerari complessi, che raffigurano bene la complessa (ricerca di) identità dei giovani. Un’identità mobile e – necessariamente – incerta. I bar, come i social network, Facebook oppure Twitter, sono pagine dove si cercano amici, con cui si dialoga. Diverse pagine, costruite da persone diverse, talora intorno a un obiettivo, un proposito, una parola d’ordine. Dove incontri persone note, altre meno note, altre del tutto sconosciute. Che tali restano, anche se ti propongono il loro profilo.

I bar si sono adeguati in fretta a questi cambiamenti sociali. Il mercato, del resto, è sempre pronto e rapido a trasformare le novità culturali sul piano dei consumi. I bar oggi non sopportano una clientela (troppo) fissa e soprattutto (troppo) stabile e stanziale. La loro offerta varia di continuo, a seconda dell’ora e del giorno. Pasticceria, macchiatoni e cappuccini per la prima colazione, poi, a metà mattina, spuntineria e all’ora di pranzo, fast food, paninoteca. Per diventare, a tardo pomeriggio e fino a sera inoltrata, luogo di happy hour, che accompagna l’aperitivo ma può anche sostituire la cena. Infine, più tardi, cambia ancora. È semi-discoteca, pub, birreria. Dalla mattina a notte inoltrata: molti bar nello stesso bar. E molte persone diverse, molti giovani diversi, da soli o in compagnia. Per cui progettare un bar “dedicato” non ha senso. È come progettare una dimora fissa per i nomadi. E i giovani, i più giovani, in fondo, sono una generazione nomade. Senza fissa dimora. Anche se risiedono a lungo, molto a lungo, nella casa dei genitori. Ma sono sempre di corsa, sempre di passaggio. Senza territorio. Non hanno un posto fisso – non ci riferiamo solo al lavoro. E, forse, neppure lo cercano. Per ora, almeno. Domani chissà. Però domani è troppo avanti, troppo in là, troppo futuro, per una società – e una generazione – dove il futuro, più che imprevedibile, è imprevisto.

85 Commenti

  • Auferstanden aus ruinen

    PAROLE SANTE. SI E’ DISGREGATO UN MONDO. SI STAVA MEGLIO QUANDO SI STAVA PEGGIOOOOOOOOOOOOOOO…..

  • aprite ho freddo , apriteeeee in casa m’ annoio, ooh allora… è chiuso davvero ! che domenica di merda, il bar è chiuso.

  • Auferstanden aus ruinen

    IL MONDO CHE ABBIAMO CONOSCIUTO ED AMATO NOI E’ FINITO. QUESTI TEMPI “MODERNI” SONO PEGGIO DI URUK-HAI…

  • Carl Zeiss Jena

    Piove, fa freddo. Ma dentro il cuore. Vorrei non aver vissuto quello che ci ha scaldato il cuore per anni. Che tristezza… FANCULOOOOOOOOOOOOOOOOOO FACEBOOK E TUTTO IL RESTOOOOOOOOO…

  • chi è questo facebook? se riapre li bar non ce lo voglio!

  • Oh SWEDA… ma che ci fai costì fori?… Oh che sei stato lì fori tutta la notte?… Beh io esco vo al lavoro ci si vede stasera…

    • Elio is a Punk Rocker

      no a una certa ora è passato cesare col baracchino in macchina e siamo stati in macchina ma mi ha fumato tutte le sigarette

  • Parole di sacrosanta verità nell’articolo… Forse la mia generazione è stata una delle ultime se non l’ultima a vivere i “bar” quelli veri… quelli che all’estero possono assomigliare ancora ad un vecchio Pub, dove i personaggi e non i clienti, sono sempre gli stessi. Quelli dove quando qualcuno di “nuovo” entrava veniva squadrato come se dovesse fare un esame di ammissione, un rito di iniziazione, prima di ordinare qualcosa… sigh

  • Un articolo ben fatto, pieno di verità. Forse con un paio di dimenticanze. I bar a cui si riferisce il cronista, che poi erano i nostri, il nostro, erano già un’evoluzione del bar ante litteram, il bar invece frequentato da vecchi e non da giovani, dove si giocava il fiasco o si rincorrevano i tornei di briscola, quello dove l’evoluzione tecnologico-culturale erano la radio e le locandine. Poi, l’evoluzione tecnologico-culturale (lo stereo, la TV, il juke box) ha trasformato il bar in quello che abbiamo conosciuto noi. E ancora l’evoluzione tecnlogico-culturale (lo schermo gigante LCD, winebar, happy-hour) ci ha lasciato in eredità i bar che ci sono oggi, quelli dell’articolo di Repubblica, un pò “profescional”, con gli avventori in pausa pranzo che ancora parlano del lavoro da cui non riescono a separarsi neppure col boccone in bocca, camicie a righine e occhiali alla moda. Bar dove si consuma insieme la commedia e la tragedia di algidi manichini appesi ai fili del dio-denaro. Si, forse si stava meglio quando si stava peggio. Anche se la riflessione andrebbe pur fatta sul barista anziché sul bar.

  • sweda sotto i ponti

    che follia , il modo di gestire i bar degli anni ottanta ci ha tolti dalla starda in adolescenza, quella di oggi ci riduce uomini di mezza età, chi più chi meno, a radunarsi in strada e per le strade per un incontro collettivo dopo anni. La colpa dei baristi è quella di aver preferito primi surgelati a pranzo e aperi-cene. Si chiude presto, chi entra consuma sicuro… e poi vuoi mettere:”ciao come va ? fai sempre il barista?” – “no, ho un locale faccio i primi a pranzo e la sera il miglior aperitivo della città”. Parliamoci chiaro anni e anni insieme, quasi tutti i giorni, ci si sopportava quasi più fra di noi, figuriamoci quanto stavamo sul cazzo al barista. In questa evoluzione di costume ha vinto il bottegaio ci si è tolti finalmente dalle palle.

  • Auferstanden aus ruinen

    GRANDE SWEDA… MA NON E’ COLPA SOLO DEI BARRRRISTI….

  • Capecchi trichechide riunto

    Cesare col baracchino: MODULO..MODULO…VUDU’..VUDU’..MA CHI CAZZO SEI TU?

    • brekko sul canale

      noi:”vudu? dacci del tu”
      vudù:”bastardi vi trovo siete di pistoia!”
      noi:”vudù? il più figo sei tu”
      vudù:”ditemi dove siete vengo li”
      noi:”vudù? non t’incazzare più”
      vudù:”non avete il coraggio, io vengo li”
      - spettatore illustre afferra il fregno per paralare:”vudù? sono cesare ceccarelli”.

      … e cesare s’incazzo poi più di vudù, poi scorccò una sigaretta e si calmò ma non c’ha più fatto modulare.

      Vudùùùùù dacci l’ amicizia su facebook

  • Noto con piacere che molti degli avventori del bar virtuale sono all’autoproduzione della “roba”. Solo piantine accuratamente cresciute in casa portano a deliri di cazzeggio come quelli che si leggono qui. :)
    Fumate meno, bria’i . . .

  • Ma questo nostalgico di Honecker che si cela dietro l’orribile (se pur bello) inno della DDR, chi cazzo è? :)

  • Notazione per la Magistratura e avviso agli avventori: è oramai evidente che chi dovesse essere perseguito per legge attraverso tracce lasciate sul WEB, come si suol dire, l’ha preso nel culo. Il mio primo commento su questo post l’ho fatto stamani alle 10.00, circa. Sul post ci sta scritto 11.26!!!! Quindi, se fosse una prova di colpevolezza, sarei colpevole!!! Quindi occhio a ciò che scrivete qui dopo aver commesso qualsivoglia contravvenzione alla legge. :)

  • sweda sotto i ponti

    si il problema è legale ma dell’ ora !

  • sweda sotto i ponti

    ooh giairre a chi hai dato del disintossico!
    ci metto il tabacco perchè la felce è ancora un’po’ fresca e allora brucia male.

  • ah allora se è così… sorry :)

  • Auferstanden aus ruinen

    Orribili erano molte cose della DDR (qualcuna no, de gustibus, esempio sanità e istruzione gratuita, lavoro per tutti, affitti irrisori) ma l’inno era bellissimo. Tra l’altro scritto contro Hitler e non dalla certo dalla Stasi…

  • Affitti irrisori? Sarebbe un metro di valutazione della vita? Anche al Corviale (Roma), Fornaci (Pistoia), Karl Marx Hof (Vienna), Acciaierie (Piombino) . . . ci sono affitti irrisori. Meglio l’igloo. Istruzione gratuita? Coi libri da leggere imposti e controllati dalla Stasi? De gustibus una sega. Ma ikke tu dici? Guardati “Le vite degli altri”. L’inno era ed è bellissimo ma non è stato scritto contro nessuno.

  • sweda sotto i ponti

    viva la fica

  • scusate era per sdrammatizzare. Quando vedo svolgersi il grande derby Democrazia Vs. Comunismo mi emoziono.

  • “Wir sind das volk”…..”Noi siamo il popolo”, gridavano i giovani tedeschi il giorno del crollo del muro di Berlino. Io, 30 anni fa l’ho visto il muro . Ho visto famiglie che alla mezzanotte si separavano piangendo, con i figli in braccio, alla stazione della metropolitana e non si percepiva la bontà dello stato sociale della DDR.
    Alla faccia di chi implora una “ostalgie” ( nostalgia dell’est)…signori non scherziamo!!!!
    Per una volta mi tocca dar ragione al “pittore”, al “Ligabue” de noantri…..sgary ( splendido ” le vite degli altri” ) e anche per le altre cose che ha detto.
    Consiglio a tutti la mostra presso il Bar Globo a Pistoia……non è sulla Stasi, ma quasi!

    ciao

  • @pacio59 . . . Borgo a Buggiano, 1991 circa, partita Borgo a Buggiano – Lamporecchio di allievi regionali, arbitro il signor Sgarano di Pistoia. Diluvio Universale!!! “Arbitro, ma un lo vedi diluvia, perchè un la sospendi? Falla finita becco tu sembri Ligabue”.

  • Grande aneddoto!!! c’era qualcosa di familiare, me lo sentivo…

    ciao grande….se vuoi ti presento a Bonito Oliva

  • trans pasticche e quante altre stronzate dobbiamo sopportare noi che bastava un calzoncino caldo ed era festa noi che al bar imparavamo a vivere ed il “Bar”lo apriamo ogni giorno dentro di noi

  • sfaviò noia ipocondria fame paranoia vecchiaia caro sweda

    • mmh capisco mali di stagione, cmq per un calzoncino l’ invito è sempre aperto basta che non ti “apri bar dentro” che m’ impressiono.

      dii cesarildo in barra mobileeeeee

  • Capecchi trichechide riunto, facocerato e insenapato

    Ma bevetevi una VITA-COLA….

  • SIII… BRAUSELIMONADE MIT FRUCHT UND KRAUTERGESCHMACK!! Se l’avesse avuta, Cofax avrebbe venduto anche quella!!

  • Gimli figlio di Gloin

    Ma organizziamo una cena o una pizza se un ci so’ vaini!! Basta che ‘un portate prodotti tipici della DDR…

  • Er canaro della Magliana

    Pizza, siamo in miseria, ci hanno spolpato questi yuppies del cazzo e questi lavoratori (o evasori) autonomi…

  • Cena o pizza trovate il posto. Ad organizzare il rinfresco tocca al Raba. PRIMA DI NATALE, SENNò CI SUCCHIATE TUTTI LA FAVA..

  • Lo faccio ora dopo 2 mesi dalla Biciclettata, ovvero mando un saluto agli amici che pensavano di essere “posseduti” dalla nostra storia e non si sono neanche fatti vedere. Grazie per “esservi dimostrati” (sic) quello che eravate: UN COLOSSALE BLUFF.

    scusate l’off topic, ma l’avevo nel gozzo.

  • 110 mila contatti. ma si scrive in 20. PUPPATECELOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO!!!

  • Sgary … la trovo sempre la mostra sabato?… (so che è un boomerang ma lo tiro ugualmente) ….altrimenti te la vengo a vedere a casa :)

  • pittore ti voglio parlareeee…

  • derby: Democrazia Vs. Comunismo.
    ha vinto li populismi del puppacelo, o almeno per ora è netto vantaggio

  • In questo caos noto solo il solito ma comprensibile gorgoglìo sfavato del Raba e l’accortezza di Jair nel farmi una domanda alla quale rispondo così: dovrebbe andare avanti fin verso la vigilia di Natale a meno che un passi un gallerista impazzito per uno stokke gradito. :)

  • organizziamo la 5°

  • Siccome mi sono DEMOCRATICAMENTE (nel significato tedesco-orientale dei vecchi tempi) ROTTO LI MATRONES ALLORA COMUNICO DEMOCRATICAMENTE che la 5^BICICLETTATA si svolgerà il 12 settembre 2009. AL RISTORO VITA-COLA per tutti!!!!!!!

  • mi correggo. 12 settembre 2010

  • MA CHI CAZZO E’ CHE MI RIESUMA, MALEDETTI CAPITALISTI?

  • Gregor Gomma, svegliandosi una mattina da sogni agitati, si trovò trasformato, nel suo letto, in un’enorme palla senza mani.

    Finalmente, in un pomeriggio assolato di Novembre riacquistò l’uso delle dita e si affrettò a salutare gli avventori del suo bar preferito.

    Vi voglio bene.
    Sì, insomma, perdonatemi almeno un po’.

    • a’ Kafka de sanbiaggio ma nun lo vedi che qua s’è richiusa la cortina de fero… sbrighete rischi de riamanè appeso ar muro.

  • compagno Sgary è atteso alla cellula di partito, il peso totale non torna con il numero della patate, è urgente divulgare nelle masse che il peso specifico della patata è aumentato. A lei il compito di convincere i compagni che 10kg di patate consistano in n.2 patate!

  • Ernesto Marcello Latini

    Ma chi è questo sweda, un registratore di cassa?

  • BARISTA, VITA COLA PER TUTTI! Uber Deutschland scheint!

  • ASSENTI PUPPATECELO!!!!!

    Anch’io ne voglio una…

  • Auferstanden aus ruinen

    fIGURIAMOCI SE NON NE ORDINO UNA ANCH’IO!!

  • prima, compagni, scontrino alla cassa.

  • Luciano Bianchi

    Un camparino, grazie.

  • Allora una spuma (all’uva, bicchiere piccino).

  • no l’ afri-cola però nun è tollerante per niente anzi… servo prima te e se vuoi ti ci sciolgo un’ aspirina

  • (O che piglio ha questo barrista novo… o chi si crede d’èsse?)

  • Auferstanden aus ruinen

    SWEDANKEN….

  • ricaricata la chiavina, dovrei partecipare di più….
    intanto: “caffeino corretto a sambuca, grazie”

  • ehi c’è nessuno? bah saranno tutti al lavoro.
    … una vita cola grazie … segna non ho spicci…

  • Auferstanden aus ruinen

    Anche una CLUB COLA… CON MENO LIMONE, PIù DOLCE

  • La sigla di UNO MATTINA mi tormenta anche la notte… :)

  • Auferstanden aus ruinen

    THURINGER WALDQUELL produce ancora la VITA COLA!!!! Acquistare, please!!!


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