7 Novembre 2009

C’è ancora il bar?

Vi proponiamo un articolo di Ilvo Diamanti pubblicato su Repubblica.it che riprende tante chiaccherate fatte col Raba e che potrebbe fornire qualche spunto di discussione. Chi vuole, si faccia avanti: il bar è aperto.

Il bar dei giovani senza fissa dimora

Un’amica che insegna ad Architettura mi ha interpellato, giorni fa, per sottopormi un problema. Nelle ore dedicate a Laboratorio, come ogni anno, ha proposto agli studenti un esercizio di progettazione. In questo caso: un bar. Da organizzare, negli spazi e negli arredi, secondo gli stili di vita e di consumo della loro generazione. Ha incontrato subito imbarazzo, più che perplessità. Come di fronte a un’ipotesi improbabile. Chessò: organizzare un torneo di calcio per i ragazzi del quartiere in un cortile. Quasi che i cortili esistessero ancora. Oppure, servissero a stare insieme, giocare, parlare, incontrare altre persone. Naturalmente non è così. I cortili servono ormai da parcheggi. La gente vi si ferma solo per transitare verso l’ingresso del condominio. Per rientrare a casa il più presto possibile. Quando si incontra un’altra persona perlopiù ci si limita a un saluto frettoloso. Buongiornobuonaseracomeva? Poi ciascuno per la propria strada. Tanto non si conoscono.

Così i bar. Non sono più quelli di una volta. Dove si passava il tempo – dentro – a parlare, giocare, bere, fumare. Guardare la tivù. Intorno ai tavoli, al biliardo. I bar come riferimento sociale e territoriale, a cui si affidava la propria identità. Perché a ogni bar corrispondevano un gruppo oppure molti gruppi caratterizzati da comuni modelli di valore oppure da comuni gusti – in fatto di musica, motori, calcio. Ma anche da comuni orientamenti politici e ideologici.

Quei bar non ci sono più. Perché, anzitutto, i giovani non hanno più “un” bar di riferimento. Perché non hanno più uno specifico modello culturale, di consumo oppure politico che li definisca. Perché non hanno più una sola compagnia con cui trascorrere il tempo. Perché non hanno una identità con un solo centro e una sola cerchia sociale di riferimento. I giovani – e soprattutto i più giovani – hanno, perlopiù, piccoli gruppi amicali, di poche persone. Spesso non esclusivi. Nel senso che frequentano persone diverse.

Appartengono a gruppi diversi. Per cui non ha senso fermarsi in un bar, ma neppure in un luogo specifico. Ne visitano, invece, molti dove incontrano persone e gruppi diversi. Per cui lo spazio dei bar è molto spesso rivolto all’esterno, più che all’interno. Un bancone, gli amplificatori che sparano musica, tavolini e sedie fuori, sui marciapiedi o sulla piazza. Ma in molti casi i giovani restano in piedi. A bere, chiacchierare, ridere, mangiar qualcosa. Poi si spostano altrove. Sempre in piccoli gruppi oppure da soli. A casa di qualcuno oppure al cinema. O in un altro bar, dove incontrano altri gruppi di giovani. Poi, dipende dagli orari. Dai giorni. Se è festa o vigilia di festa. Se è mattino, pomeriggio, notte. Sono luoghi di passaggio, i bar. Non centri di aggregazione e di socialità. Stazioni disposte lungo itinerari complessi, che raffigurano bene la complessa (ricerca di) identità dei giovani. Un’identità mobile e – necessariamente – incerta. I bar, come i social network, Facebook oppure Twitter, sono pagine dove si cercano amici, con cui si dialoga. Diverse pagine, costruite da persone diverse, talora intorno a un obiettivo, un proposito, una parola d’ordine. Dove incontri persone note, altre meno note, altre del tutto sconosciute. Che tali restano, anche se ti propongono il loro profilo.

I bar si sono adeguati in fretta a questi cambiamenti sociali. Il mercato, del resto, è sempre pronto e rapido a trasformare le novità culturali sul piano dei consumi. I bar oggi non sopportano una clientela (troppo) fissa e soprattutto (troppo) stabile e stanziale. La loro offerta varia di continuo, a seconda dell’ora e del giorno. Pasticceria, macchiatoni e cappuccini per la prima colazione, poi, a metà mattina, spuntineria e all’ora di pranzo, fast food, paninoteca. Per diventare, a tardo pomeriggio e fino a sera inoltrata, luogo di happy hour, che accompagna l’aperitivo ma può anche sostituire la cena. Infine, più tardi, cambia ancora. È semi-discoteca, pub, birreria. Dalla mattina a notte inoltrata: molti bar nello stesso bar. E molte persone diverse, molti giovani diversi, da soli o in compagnia. Per cui progettare un bar “dedicato” non ha senso. È come progettare una dimora fissa per i nomadi. E i giovani, i più giovani, in fondo, sono una generazione nomade. Senza fissa dimora. Anche se risiedono a lungo, molto a lungo, nella casa dei genitori. Ma sono sempre di corsa, sempre di passaggio. Senza territorio. Non hanno un posto fisso – non ci riferiamo solo al lavoro. E, forse, neppure lo cercano. Per ora, almeno. Domani chissà. Però domani è troppo avanti, troppo in là, troppo futuro, per una società – e una generazione – dove il futuro, più che imprevedibile, è imprevisto.

8 Ottobre 2009

DVD della 4a Biciclettata della Salute: COMING SOON!

Con questo post il blog ritorna alla sua “forma” abituale. Ovviamente tutto il materiale della Biciclettata non è sparito ma è stato semplicemente spostato in una sezione di Quellidelcofax che potete raggiungere dal menu principale posto in alto in tutte le pagine.

Il nostro lavoro però non si è concluso: il Maestro Jair sta mettendo insieme il materiale audio/foto/video raccolto la mattina dello scorso 13 settembre in modo da realizzare un DVD degno dell’evento. Ovviamente vi terremo aggiornati sugli sviluppi futuri magari, chissà, anche a quelli relativi ad una prossima quinta edizione ;) Nel frattempo, per farvi venire l’acquolina in bocca, beccatevi questo gustosissimo trailer.

1 Agosto 2009

La Campagnola…

Durante il corteo storico della Giostra a cui il nostro Tuci ha partecipato, ho incontrato queste giovani campagnole… Il Tuci era proprio di fronte a loro vestito da soldato con tanto di lancia e scudo… A un certo punto s’è girato e gli ha detto ” perchè non dedicate una Campagnola a JAIR … lui la conosce bene sapete?”… e sghignazzando è tornato in posizione da soldato….Io le ho filmate ma non ci credevano perchè avevo una macchina fotografica…AH AH AH … solo nel ritornello il Tuci si è tradito ed ha svelato la sua indole però ha solo mimato col labiale e purtroppo l’ho visto solo io quindi fidatevi… si noterà anche il disappunto del Bobo (Roberto Niccoli) mentre esclama “… ma io la conoscevo diversa…” vabbè la dedica di questa Campagnola la giro anche a tutti voi e passate buone ferie …

Io me ne andrò per 15 giorni… passo dall’Irlanda e poi torno… ci si vede il 17 agosto quì da Cofax…  OH mi raccomando spargete voce ci sarà da pensare alla BICICLETTATA !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

22 Luglio 2009

No Comment…

Mercoledì 22 luglio ore 22:38

100001

10 Luglio 2009

operazione treviso ….missione compiuta!!

Treviso 2009 (22)bis

9 Luglio 2009

Juke-Cofax /7

Dispiace veramente pubblicare una puntata così bella della nostra classifica a pochi giorni dalla scomparsa del Re del Pop. A tale proposito, giuro che la presenza di We Are The World (notare il numero di visualizzazioni su YouTube!) non è voluta ma rispetta fedelmente quanto presente nel manoscritto kaifiano. Sul pezzo in questione non aggiungo altro se non che sfido CHIUNQUE abbia avuto tra i 6 ed i 40 anni nel 1985 a non avere ALMENO UN RICORDO legato a USA for Africa.

Per il resto che dire… in questi dieci brani c’è tutta l’eterogeneità del pop degli eighties: dai superhits della già miliardaria Madonna, al dandy Bryan Ferry che ebbe la fortuna di entrare tra i prescelti per la colonna sonora di 9 settimane e 1/2; dai new romantic Spandau (si sono riuniti e saranno in concerto a Firenze il prossimo 17 novembre, si organizza?) a Taffy, una delle innumerevoli meteore prodotte da Cecchetto. Che dire poi di Robert Zimmerman che nel 1985 fa uscire l’album Empire Burlesque contenente anche l’hit Tight Connection To My Heart con tanto di arrangiamento reggae!

Chicca dagli anni ‘80: per questa puntata la scelta è obbligata…

People always told me be careful of what you do
And don’t go around breaking young girls’ hearts
And mother always told me be careful of who you love
And be careful of what you do ’cause the lie becomes the truth

Back To The 80s – 05
girlsgotabrandTXT – Girl’s Got A Brand New Toy
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dancingwithtearsUltravox – Dancing With Tears In My Eyes
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openyourheartMadonna – Open your Heart
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slavetoloveBryan Ferry – Slave To Love
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lookmamaHoward Jones – Look Mama
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illflySpandau Ballet – I’ll Fly For You
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lovemyradioTaffy – I Love My Radio
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ruletheworldTears For Fears – Everybody Wants To Rule The World
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tightconnectionBob Dylan – Tight Connection To My Heart
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usaforafricaUSA For Africa – We Are The World
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25 Giugno 2009

Dorando Tuci ci riprova…

Nel 2008 l’avevamo lasciato così…

tuci-upstage

… nessuno sa che nel 2007 era così…

24062007(001)

con i capezzoli sanguinanti…

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ma stavolta non sarà solo…

11 Giugno 2009

Una piacevole sgambata…

Torna il 13 settembre la più bella delle NON corse, partecipate numerosi, divulgate questo spot, portate gente, fermeremo la città per 2 ore di puro divertimento, dite loro di venire a vedere cosa rischiano di perdersi…

20 Maggio 2009

Una serata da ricordare…

Questo vuole essere un regalo per il compleanno del Blog … un regalo per chi c’era e soprattutto per chi non c’era e che purtroppo sa cosa si è perso … la possibilità di riassaporare l’atmosfera che in tanti hanno cercato e rivoluto ancora una volta… una rimpatriata da ricordare… nuda e cruda senza sonoro aggiuntivo… non ce n’era bisogno…

Purtroppo avrei voluto fare di più, ma diciamo va bene così, verrà meglio la prossima volta… ;)

Per le riprese effettuate in mia assenza , un ringraziamento particolare a Canotto e Ciuffo il quale si è addirittura gettato negli spogliatoi con la telecamera…

Grazie a tutti… ancora Auguri…

Jair

18 Maggio 2009

Buon Compleanno

Quelli Del Cofax compie un anno, e se non abbiamo raggiunto 100,000 contatti la colpa è solo mia.
Dobbiamo accontentarci di 95,519. Un vero flop, di cui mi assumo tutte le responsabilità.
Numeri a parte, quello che conta sono tutte quelle piccole-grandi cose che sono successe in dodici mesi grazie a questo blog, le storie raccontate e tutte quelle ancora da raccontare.
In barba a Facebook, che gli amici te li fa ritrovare tanto per fare numero.
Quelli Del Cofax è una cosa seria, a cui però (vi sarete accorti) non posso dedicare tutto il tempo che vorrei.
Se questo blog ha compiuto un anno, infatti, è merito di chi sta contribuendo fattivamente alla sua sopravvivenza. Grazie al Conte, al Raba, a Jair e a tutti gli altri, a chi ha commentato e a chi si è limitato a leggere, a chi ha fatto anche solo una visita e a chi invece passa tutti i giorni anche solo per salutare.
Un grazie speciale a chi ci ha insegnato ad essere Quelli Del Cofax.
Auguri a tutti.